La voglia di essere liberi ma di lavorare in Foxconn

Troppo spesso leggo articoli di presunti giornalisti che professano il verbo della libertà tout court, senza in realtà dire assolutamente nulla di interessante.

Parliamo di Apple e Foxconn.

Nessun “giornalista“, nessun “direttore”  ha fatto un editoriale in cui si approfondisca bene il legame che c’è tra il mercato del lavoro cinese e quello occidentale, che abbia messo in analisi lo stato delle due economie, che abbia analizzato le posizioni sindacali e soprattutto i cambiamenti del livello salariale negli ultimi anni in Cina e in Foxconn. No, questo è troppo lungo, troppo noioso. Quello che si dice è un continuo ricamo intorno ad una semplice news che si potrebbe riassumere cosi: “In Cina si lavora spesso e volentieri con orari disumani e poche tutele”. Tutto il resto è fuffa, aria, ricamo, parole. E l’unica analisi che viene proposta è che Apple è “cattiva” come tutte le altre aziende..

E chi sperava, o chi credeva che le aziende del ricco occidente democratico potessero cambiare questo modello, si sbagliavano. Ricordate la Nike del Just Do It? Palloni fatti da bambini in Vietnam. Ricordate la produzione di moda di buona parte dei nostri atelier? Guardate nei dintorni di Pechino. Vedere in Apple, o Google, o Twitter aziende fuori dal contesto in cui l’economia occidentale tutta sta versando, è fare la figura di bambini piccoli, che si sorprendono che il loro giocattolo si può rompere e non è per sempre.

Oggi viviamo in un mondo economicamente globalizzato nei profitti ma non nei diritti, e la mancanza di tutele porta questa discrasia tra le diverse produzioni mondiali. Come può oggi un piccolo artigiano come una piccola start up competere se dall’altra parte del mondo la stessa idea può essere sviluppata alla metà dei costi? E allora che dobbiamo fare, rassegnarci che il modello economicamente più profittevole sia anche quello umanamente più degradante?

La risposta è no, non può e non deve andare cosi. Perchè la cosa più bella di questo nostro occidente è che crediamo di vivere in una società senza valori proprio perchè questi valori sono ormai acquisiti, scontati, non si vedono più come valori ma come cose normali, che non vediamo appunto. E il rispetto dell’uomo e del suo lavoro, con tutte le tristi eccezioni che esistono anche da noi, è una di queste cose.

I cinesi, e con loro l’espansione di questa economia, continuano a viaggiare, e come tutte le cose di questo mondo, anche il cambiamento comincerà a uscire dai confini nazionali insieme a loro.

Sarà un processo lungo, come tutti i processi che durano nel tempo, ma non potrà essere fermato.

All’epoca del petrolio non se ne è mai parlato, all’epoca dell’abbigliamento nemmeno, oggi si.

E il fatto che oggi se ne parli, è una cosa bella.

Giulio Cupini

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